Soft corals e coral farming

Soft Corals e Coral Farming: un approccio al tema nel corso Tropical Ecodiver 2015

 

Quest’anno il corso sull’identificazione dei coralli e sugli approcci di monitoraggio delle scogliere coralline tenutosi dal 26 Ottobre al 2 Novembre nella splendida location dell’isola di Bangka (North Sulawesi, Indonesia) circondata dalla immensa biodiversità del mare di Celebes ha avuto per la prima volta un modulo dedicato al mondo dei coralli molli.

Questi organismi sono molto interessanti da un punto di vista del monitoraggio dello stato di un reef in quanto risultano essere organismi pioneri nella colonizzazione secondaria di reef distrutti o degradati, grazie al loro elevato tasso di crescita e alla resistenza a fattori biotici e abiotici sfavorevoli.

 

L’attività svolta con gli studenti è stata suddivisa in tre parti. Dopo una lezione introduttiva sulla biologia e l’ecologia di questi organismi, alcuni esemplari appartenenti alle principali famiglie sono stati raccolti e stabulati in acquario per poter mostrare le caratteristiche morfologiche principali dei diversi generi e, infine, attraverso l’osservazione di campioni allo stereomicroscopio e l’estrazione e l’analisi al microscopio ottico delle spicole (strutture calcaree specie-specifiche prodotte da questi organismi) si è proceduto a una classificazione più precisa.

I coralli molli, oltre al loro valore nelle indagini monitoraggio, risultano essere molto interessanti nei processi di restoration di reef degradati: il loro elevato tasso di crescita e la relativa facilità con cui possono essere allevati in strutture idonee sommerse permette di avere a disposizione individui trasportabili e trapiantabili in zone impattate.

Da un punto di vista conservazionistico è anche interessante il fatto che questi organismi siano molto richiesti dal mercato degli acquari: allevandoli in strutture apposite si diminuirebbe l’impatto della raccolta degli stessi dal reef e si potrebbe dare un impulso all’economia locale, distraendola da pratiche distruttive nei confronti del reef, come la pesca con bombe o veleni.

Vogliamo ricordare, infine, la disponibilità di Marco e Clara nel mettere a disposizione le strutture del Coral Eye (Outpost di ricerca sui reef indonesiani e struttura che ha ospitato il corso), in particolare il laboratorio umido, che è stato attrezzato con 9 vasche da 15 litri per la stabulazione di alcuni individui e il laboratorio secco dove sono stati utilizzati microscopi, stereomicroscopi, vetreria e reagenti necessari.

 

Filippo Bargnesi

 

Reef Check Italia onlus

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